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Cina
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AM2007/ IL PARTITO ALLA RICERCA DI UN COMPROMESSO: LA «SOCIETA’ ARMONIOSA» NELLA CINA DI HU JINTAO
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Il 2007 è stato un anno di fondamentale importanza nel processo politico-economico della Cina contemporanea contrassegnato, in prima istanza, dal XVII congresso del partito comunista cinese (PCC). Da un lato, il congresso ha simboleggiato l’istituzionalizzazione della nuova linea politica adottata da Hu Jintao, in palese distacco dalla traiettoria segnata da Deng Xiaoping e Jiang Zemin. Da un altro lato, ha altresì rivelato i limiti di tale svolta dovuti alla convivenza, ben nota alla storia del partito, di diverse correnti politiche e diversi gruppi sociali, le cui esigenze si presentavano talmente divergenti da necessitare un compromesso. Nel corso dell’anno, perciò, la politica interna ed estera della RPC ha ruotato intorno alla ricerca di tale compromesso in quanto via strategica che dovrebbe consentire al partito comunista di conservare ancora il consenso della popolazione cinese e della comunità internazionale, indispensabili entrambi per il mantenimento del monopolio del potere politico.
Questo compromesso – che la retorica cinese chiama «società armoniosa» o «armonia globale» rifacendosi ai fondamenti teorici del confucianesimo – può essere inteso come la ricerca di un equilibrio tra la crescita economica e la stabilità politico-sociale, esigenze diventate paradossalmente contrastanti
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AM2005-06/ LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE: LUCI E OMBRE DELL’ASCESA PACIFICA
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Negli ultimi due anni gli orientamenti della politica interna ed estera della Repubblica Popolare Cinese (RPC) si sono delineati secondo i concetti di «visione di sviluppo scientifico», «costruzione di una società armoniosa» e «ascesa pacifica» che hanno segnato l’affermazione di Hu Jintao ai vertici del potere. L’elemento più rilevante è stato certamente rappresentato dalla vera e propria svolta che è stata decisa e avviata dalla dirigenza del Partito Comunista Cinese (PCC) nell’ambito della strategia economica, caratterizzata ora da un’esplicita volontà di garantire una maggiore giustizia sociale e di contenere i danni ecologici dell’industrializzazione.
Le linee programmatiche esposte nell’XI piano quinquennale 2006-2011, reso noto nell’autunno 2005 e approvato la primavera successiva dall’Assemblea Nazionale Popolare (ANP) nella sessione plenaria annuale, confermavano come questi elementi siano ormai da ritenersi gli assi portanti della visione politica dell’attuale dirigenza della RPC. Il documento, infatti, da un lato testimoniava l’irreversibilità del cammino cinese verso un’economia di mercato e internazionalizzata, ma dall’altro metteva in luce la centralità ora attribuita alla soluzione delle questioni sociali ed ecologiche innestate dalla sfrenata crescita economica di questi anni.
Nell’ambito internazionale, la dirigenza cinese ha mostrato un considerevole dinamismo, impegnandosi nel persuadere i governi stranieri e l’opinione pubblica internazionale che la sua crescita a potenza regionale e mondiale rappresenti un elemento di stabilità e di pace. La volontà di partecipare attivamente alla soluzione delle crisi internazionali era evidente nelle questioni relative alla Corea del Nord e anche dell’Iran, per quanto la capacità cinese di incidere concretamente sul quadro si sia dimostrata inferiore alle speranze della stessa dirigenza di Pechino.
Tuttavia, la Cina si è anche ritrovata a confrontarsi con una aumentata diffidenza sulla sua capacità di rivestire in modo responsabile il suo ruolo internazionale, in particolare in ragione della sua espansione commerciale ed economica e del suo rafforzamento militare. Alcuni eventi nei primi mesi del 2005, come l’approvazione di una Legge anti-secessione mirata a legittimare un eventuale attacco militare a Taiwan e le manifestazioni popolari anti-giapponesi gettavano, in effetti, ombre inquietanti sull’ascesa pacifica cinese. Tuttavia, nel periodo successivo, le tensioni con Taiwan e quelle con il Giappone, si stemperavano, sia grazie ai mutati contesti politici delle controparti sia alla capacità cinese di adottare strategie più sofisticate di cooperazione nell’area.
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